Il cambiamento comincia da noi stessi

Se hai cominciato a leggere questo articolo probabilmente desideri cambiare.

Molti vogliono imparare a non prendersela troppo e a reagire in modo meno suscettibile; oppure soffrono perché è il partner a sentirsi facilmente ferito e si chiedono cosa possano fare per poter migliorare il loro rapporto. Altri invece hanno come obiettivo il non sentirsi così vulnerabili e non mostrare la loro fragilità quando qualcuno li critica o li aggredisce. Qualcuno invece sente che la rabbia provocata dall’offesa subita ha delle conseguenze negative sulle sue reazioni, e desidera tenerla meglio sotto controllo. Altri soffrono del fatto che quando si sentono feriti, il loro interlocutore si ritira dalla discussione “piantandoli in asso”. Cosa fare? Come riuscire a curare la ferita subita se l’altro non è disposto a parlarne?

In ognuna di queste circostanze, le persone coinvolte vorrebbero “agire in altro modo”, oppure “essere diversi” da quello che sono. Sanno bene che quando possono impegnarsi, cambiare il proprio vissuto interiore e il proprio comportamento non è facile. Infatti, il semplice proposito di reagire in modo diverso la volta seguente spesso non basta. Al contrario, più ci si sforza di essere diversi, meno ci si riesce. Lo stesso principio vale se si cerca con tutte le forze di cambiare la persona che ci sta di fronte. Solitamente, in questo modo, si riesce soltanto a produrre una maggiore resistenza nell’altro, rafforzando il comportamento indesiderato.

Cambiare non vuol dire convincersi che un determinato atteggiamento non dà più fastidio, per esempio quando il vostro partner “si rinchiude a riccio nel suo guscio”, e non vuole discutere di ciò che per voi è importante in quel momento.

Tuttavia, sarebbe un’illusione credere di essersi liberati dei sentimenti spiacevoli. Questi hanno un loro effetto e si manifestano probabilmente con dolori allo stomaco, insonnia o litigi continui con il partner. Negandoli li abbiamo soltanto “mascherati”. Certo, in questo modo non siamo più costretti a provarli e a mostrarli, ma non per questo si riesce a reagire in modo effettivamente più tranquillo o a difendersi meglio da eventuali rifiuti.

Un’ulteriore difficoltà legata al cambiamento delle proprie reazioni quando ci si sente feriti è il non assumersi sufficientemente la responsabilità per ciò che ci accade. Poiché le ferite vengano provocate da eventi esterni, identifichiamo la causa dei nostri problemi al di fuori di noi. Se il mondo fosse diverso, vale a dire migliore, se le persone fossero più premurose nei nostri confronti, oppure se non ci fossero tante ingiustizie e gelosie, allora avremmo meno occasioni per sentirci feriti e reagire di conseguenza. Tramite considerazioni di questo tipo attribuiamo ad altri la responsabilità del nostro malessere, precludendoci così la possibilità di analizzare criticamente le ragioni per cui ci sentiamo male e modificare quindi il nostro comportamento. Al contrario tutto ciò tende a far affiorare in noi due impulsi diversi: o decidiamo di migliorare il mondo e l’umanità, oppure, davanti a tanta malvagità, ci rassegniamo. Né uno né l’altro atteggiamento incidono comunque sulla nostra vulnerabilità al contrario, a volte, la rafforzano. Il cambiamento del mondo esterno infatti non potrà mai essere tale da evitarci ulteriori ferite, mentre la rassegnazione avrà come effetto quello di cementare lo stato di malessere in cui ci troviamo.

Il modo di considerare e trattare le ferite può cambiare soltanto dentro di noi e con noi. Solo noi possiamo scoprire perché siamo così vulnerabili, che cosa ci manca per sentirci bene e quali sentimenti ci spingono a disprezzare e a respingere chi ci ha ferito.

Pur assumendoci le nostre responsabilità, non dobbiamo però dimenticare che anche nella nostra società ci sono delle “strutture” che provocano delle ferite, che ci sminuiscono in quanto persone e talvolta, addirittura, ci umiliano. Basti pensare alla discriminazione sociale vissuta dalle donne, retribuite meno degli uomini a parità di lavoro, oppure si pensi ai portatori di handicap, alle persone di altra nazionalità o colore della pelle che non godono delle stesse opportunità o devono persino fare i conti con atteggiamenti violenti nei loro confronti.

Comunque, per liberarsi delle ingiustizie sociali, per combatterle, o anche soltanto per riuscire a cavarsela, è necessario assumersi pienamente la responsabilità delle proprie azioni, soprattutto in quelle situazioni in cui, per il momento, non ci è possibile influire sulle condizioni che le hanno determinate. Anzi, proprio in tali circostanze, dobbiamo preoccuparci di badare maggiormente alla tutela di noi stessi e di chi ci circonda.