Prendere decisioni

La maggior parte delle volte, nel prendere decisioni o nell’attuare un comportamento, le persone fanno riferimento all’esperienza vissuta, a situazioni simili a quella che stanno vivendo.

La cosa è positiva. Talvolta, però, l’esperienza si trasforma in un’arma a doppio taglio: “esperienza” è, infatti, anche il nome che noi diamo ai nostri errori…

Impariamo a non fidarci troppo dell’esperienza!

La storia dello squalo riguarda proprio il concetto di esperienza, inteso in senso negativo.

“Ogni mattina un uomo gettava un gustoso pesce nella vasca dello squalo; bastava il rumore del pesce che entrava nell’acqua, o anche soltanto l’ombra della persona addetta a tale operazione perché lo squalo si avventasse nel punto in cui solitamente il pesce (il suo pasto), veniva gettato.

Un giorno l’uomo fece calare nella vasca una parete di vetro, proprio fra l’area in cui era solito gironzolare lo squalo e il punto in cui quotidianamente gettava il pesce.

Lo squalo, ignaro della novità, sbattè per più di un giorno contro la parete nel tentativo di andare a consumare il suo pasto finché acquisì una nuova informazione dovuta all’esperienza: la parete non consentiva più di prendere il pesce! Forte della sua esperienza, quindi, nei giorni successivi non provò più ad avvicinarsi al suo pasto.

L’uomo allora fece togliere la parete di vetro e riprese a gettare il pasto allo squalo, che però non osò mai più avvicinarsi e morì!

Di esperienza si può anche morire.

Il nostro comportamento non può dipendere esclusivamente da ciò che abbiamo sempre fatto.

Rifuggiamo da frasi come: “ho sempre fatto così…” oppure “È sempre stato così…” o peggio “E’ sempre stato così e sempre sarà…”

Non è vero! Il mondo cambia e, con esso, cambiamo tutti noi.

Chi di noi può dirsi convinto di essere uguale a come era, ad esempio, cinque anni fa? Probabilmente nessuno. Noi cambiamo anche se non lo desideriamo.

La vera scelta non è fra cambiare o non cambiare, ma fra subire il cambiamento o gestire il cambiamento.

A noi la decisione.

Che cosa significa gestire il cambiamento?

Se qualcuno ci sfidasse a camminare su una scrivania, non avremmo certo problemi a raccogliere la sfida!

Non avremmo difficoltà neppure se la sfida fosse camminare su tre, quattro o anche dieci scrivanie una in fila all’altra.

Perché non proveremmo paura? Semplice! Perché siamo certi del fatto che non c’è nessuna possibilità di cadere da una base come quella della scrivania. È una sfida vinta in partenza. Ci scommetteremmo anche qualche cifra!

Ad un certo punto lo scenario cambia. Le scrivanie sono sempre le stesse (anche la loro dimensione e il loro spessore) ma ora costruiamo un ponte fra le ultime finestre di due grattacieli, uno difronte all’altro….

Accetteremmo la sfida senza problemi? Certamente no! Non saremmo più tanto sicuri di noi stessi. Eppure la base su cui cammineremmo sarebbe sempre quello di prima.

Che cosa è subentrato nella seconda situazione? Che cosa è cambiato? È cambiato il nostro stato d’animo, il nostro atteggiamento mentale.

Il nuovo scenario induce in noi un atteggiamento mentale di paura. Eppure, se è vero che lo scenario è diverso, è anche vero che le condizioni “oggettive”, da un punto di vista strettamente razionale, non sono mutate. Perché dunque subentra la paura?

Perché cambia l’immagine che noi abbiamo del problema quando lo associamo a esperienza negative (nostre o altrui, vissute o semplicemente conosciute), e questa immagine determina un atteggiamento di insicurezza.

Ma se i nostri comportamenti derivano dai nostri atteggiamenti e i nostri atteggiamenti derivano dalle immagini mentali, allora possiamo dire che le nostre immagini mentali determinano il nostro comportamento.

Ma dove risiedono le immagini mentali? Come è noto, la psicologia “disegna” l’uomo come un iceberg: 6/7 sotto l’acqua 1/7 visibile; la parte nascosta (sotto l’acqua) dell’uomo rappresenta l’inconscio, la parte visibile rappresenta la razionalità.

Ecco, proprio nell’inconscio risiedono tutte le nostre esperienze “arcaiche”, le carezze (poche o troppe, ammesso che possano essere troppe) ricevute, i valori che ci sono stati trasmessi, le sicurezze o insicurezze che ci sono state trasferite, le emozioni che abbiamo provato…

L’inconscio non si può “cambiare” perché non lo conosciamo razionalmente ma forse possiamo aggiungerci qualcosa: delle nuove immagini mentali.